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Il gemellaggio 2018 - Chicchirichella

Il Moro incontra Chicchirichella

Il Carlevè unisce Mondovì e Avigliano Umbro  
 
La Città di Mondovì ed il Comune di Avigliano Umbro si uniscono nel segno del Carlevè: il Moro incontra Chicchirichella. Il Monregalese accoglie in gemellaggio la storica maschera del Centro Italia, una tradizione decennale che continua e si rinnova: dopo aver ospitato nel 2017 il simbolo della tradizione carnascialesca orobica, l'eclettico 'Arlecchino', nel 2018 la Famija Monregaleisa riscopre e valorizza la più rinomata tra le maschere umbre della commedia dell'arte. 
Nasotorto, Nasoacciaccato, Rosalinda e Chicchirichella, questi i nomi dei quattro personaggi nati ad Avigliano Umbro dai personaggi di una filastrocca locale del ‘500, sapientemente custodite dalle persone anziane e creativamente rielaborate da Oliviero Piacenti e Paola Contili. Ogni maschera ha una storia e una rigorosa scheda identitaria, un profilo psicologico, un corpo di popolare bellezza, abito singolare tradizionale, dialetto umbro e gusto peculiare umbro e ne combinano di tutti i colori, secondo i canoni della Commedia dell’Arte. Ognuna di esse rappresenta uno specifico archetipo: dall'eroe/imbroglione (Nasoacciaccato) al padre/orco (Nasotorto), sino alla principessa/seduttrice (Rosalinda) ed al vagabondo (Chicchirichella). Le maschere, nella loro esuberante semplicità, rappresentano l’Umbria, essendo legati a ciascuno di loro, i modi di dire, la buona cucina, gli abiti, il temperamento di una terra, dove l’umiltà della gente è pari alla bellezza del paesaggio. 
Il “padre” è Oliviero Piacenti, fotografo, autore, regista, attore, videomaker, grafico ed esperto in comunicazione recentemente scomparso, che ha avuto l’idea. La “madre” è Paola Contili, pittrice, poetessa, scrittrice, grafica, costumista, videomaker e donna di teatro, in una parola “Creativa”, compagna artistica di Oliviero Piacenti, direttore artistico del 'Laboratorio del Paesaggio', che le ha disegnate e realizzato i costumi. Ad Avigliano Umbro, nel 2015, si è voluto riproporre un Carnevale legato al periodo della Commedia dell’Arte con una serie di iniziative volte a far emergere quella rappresentazione e facendo nascere in quel contesto quattro maschere: Nasotorto, Nasoacciaccato, Chicchirichella e Rosalinda alla maniera della Commedia dell’Arte alle quali sono state accostate le forme d’arte di quel periodo storico, di quel fenomeno tutto italiano poi divenuto di riferimento culturale in gran parte dell’Europa.
Piemonte ed Umbria unite da un gemellaggio carnascialesco con profonde radici nella tradizione culinaria italiana: se la risola rappresenta il 'dolce' simbolo del Carlevè 'd Mondvì, le maschere umbre sono legate al cibo, che naturalmente è a sua volta legato al territorio dove queste vivono e agiscono. Rosalinda è infatti ghiotta di 'nociata' una specie di torrone che troviamo a Massa Martana, tutti mangiano il maiale e Nasotorto è appassionato del 'cigotto di Grutti', Nasacciaccato ama i 'manfricoli' conditi con pecorino e salsicce, mentre Chicchirichela non disdegna un bel piatto di 'fave cottore' cucinate con una croccante “barbazza” (guanciale di maiale). Ma anche le ciriole e i pampepati, la bruschetta e la panzanella o alla domenica le tagliatelle al ragù contadino seguite da un bel pollo allo spiedo. Il vino va bene tutto, ma un buon Sagrantino di Montefalco o un biondo Grechetto di Todi fanno sicuramente la differenza. Buongustai che per necessità  fanno un pasto frugale, ma a volte anche da “grand gourmet”.
«Per la prima volta - dichiara Enrico Natta, presidente della Famija Monregaleisa - al Carlevè 'd Mondvì arriva la tradizione carnascialesca di un piccolo Comune del Centro Italia. Siamo particolarmente orgogliosi di proporre questo gemellaggio per il ricco bagaglio culturale che accomuna il Moro a Chicchirichella. Storie che devono essere tramandate nel tempo non solo per onorare la nostra tradizione ma anche per rendere più 'leggera' la quotidianità: il Carlevè fa sognare, ci trasporta in una dimensione esterna alla vita reale, consentendoci di affrontare con il sorriso eventi che a volte hanno risvolti drammatici. Il mio riferimento va al terremoto che ha duramente colpito l'Umbria e che lo scorso anno è stato soggetto di aiuti umanitari dal nostro territorio. Evviva il Carlevè, grazie ad Avigliano Umbro».
 
Saranno due gli appuntamenti che vedranno impegnato Chicchirichella nel Monregalese: oltre alla conferenza stampa di presentazione, la maschera umbra della commedia dell’arte sarà protagonista durante la cerimonia di consegna delle chiavi a sua maestà il Moro. Appuntamento alle ore 17.00 di sabato 3 febbraio 2018 presso il centro espositivo ex Chiesa di Santo Stefano. 
 
CHICCHIRICHELLA
Chicchirichella Moro Bela
 
Chicchirichella nasce nel rione Castelluzzo in Avigliano Umbro. Porta sempre a tracolla sulle spalle il suo strumento, il liuto, dal quale mai si separa. Canterino, canta solo di mattina perché la sera è già ubriaco. Porta infilata nel proprio cappello una piuma d'oca che gli serve per scrivere di getto le sue canzoni. Furbo.Vivace.Intelligente e sveglio. Capace ma svogliato. Spiritoso, scherzoso, stravagante. Vive di espedienti e della sua musica. Il padre viene da Narni, la madre da Montecastrilli, i nonni da parte del padre da Taizzano e Orte, da parte di madre da Amelia e Farnetta.
 
La filastrocca
 
«Chi è morto? Nasotorto. E chi l’ha sotterrato? Nasoacciaccato. E chi ha suonato la campanella? Quel birbone di Chicchirichella. E chi è la più bramata e mai convinta? La figlia della Florinda. E chi è, chi è? La bella Rosalinda…» «...Chicchirichella  c’avea una mula tutti li giorni la portava a pastura e col basto e co’ la sella viva  la mula di Chicchirichella!...».
 
Il sincopato
 
«Nun te mette a fa le picchionesse, sta cosa nun me sconfinfera!»
 
La strada è la sua dimensione, la musica la sua espressione, la vita libera la sua condizione. Creativo, vivace, intelligente, spiritoso e stravagante vive a stento della sua musica che scrive utilizzando la piuma d'oca che porta nel cappello e che suona col suo liuto, oggetto dal quale mai si separa e che, come la coperta di Linus, lo conforta e rassicura. La sua personalità si può riassumere nella famosa frase «è intelligente ma non si applica»: istrionico e infantile vive una dimensione bohemienne dove ci si nutre di libere emozioni e si rifiuta ogni tipo di regola e condizionamento. Campa di espedienti, spesso si incontra all'osteria del Cicchio col compare di merende Nasoacciaccato. La sera è quasi sempre ubriaco, vizio questo che copre la coscienza dei suoi limiti e non gli consente di progredire nel rapporto con Rosalinda della quale è anche lui innamorato.
 
ARCHETIPO DEL VAGABONDO: L'errante è chi va alla deriva, privo di ogni altra influenza se non rispondendo solo ai suoi istinti e alle forze vitali interiori evitando ogni tipo di impegno. È l'espressione del modello Peter Pan che rifiuta di diventare adulto e finisce col restare sempre infantile, anche nella vecchiaia. Piuttosto che diventare Uomo e quindi prendere coscienza delle responsabilità e dei limiti della condizione umana, il vagabondo perpetua il mito dell'onnipotenza, della somiglianza al dio; vive nel qui e ora sacrificando spesso l'evoluzione di sé, qualsiasi forma di progettualità della vita e la possibilità di costruire rapporti affettivi stabili.
 
L’IDIOMA
 
Le quattro Maschere Umbre alla maniera della Commedia dell’Arte parlano un dialetto che è un insieme di lingue che vanno dall’Alta Valle del Tevere alla Conca Ternana e che è frutto di una accurata ricerca nell’area dove sono collocate geograficamente per nascita e parentele. Non esistono dizionari ne punti di riferimento consolidati, se non la memoria e l'uso quotidiano dei "parlanti" per questo “dialetto”. La principale ricchezza di una lingua sono i modi di dire (accezione qui usata genericamente, comprensiva anche di locuzioni, frasi idiomatiche, massime, sentenze, proverbi, motti), che possono riprendere parole simili (a volte uguali) alla lingua italiana, molte parole sono scomparse e sono sconosciute ai più; tanti modi di dire che esprimevano la saggezza popolare, condensata in brevi frasi, non si utilizzano più e sono anch’essi sconosciuti; si è indebolita la trasmissione naturale di saperi e di saggezza tra le diverse generazioni e il dialetto evolvendosi, si è “impoverito”. Ma con una accurata ricerca, soprattutto confrontandosi con le persone più anziane, le “Maschere Umbre” hanno recuperato moltissimo di questo modo di parlare. Per sua natura, un lavoro del genere non può essere completo; è come scavare in una miniera inesauribile. Vanno apportate correzioni, aggiornamenti e integrazioni, in un lavoro di ricerca che non trova fine.

GEMELLAGGI DEGLI ULTIMI 10 ANNI

 EDIZIONE

 MASCHERA

 PROVENIENZA

2007 Pantalone Venezia
2008 Brighella Bergamo
2009 Colombina Venezia
2010 Meneghino e Cecca Milano
2011 Burlamacco e Ondina Viareggio
2012 Stenterello Firenze
2013 Regina Ester Purim - Carnevale ebraico
2014 Capitan Spaventa Genova
2015 Al Dsèvod Parma
2016 Papà del gnocco Verona
2017 Arlecchino Bergamo