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Si parte, il Carlevè 'd Mondvì alza il sipario

Peveragno 1

Comunicato n.4/2018

Sabato la consegna delle chiavi, domenica la prima grandiosa sfilata

Natta: “Pronti a stupire ed entusiasmare in totale sicurezza”

Sono giorni di vigilia per la Città di Mondovì che, nel fine settimana, si appresta ad accogliere l'evento più atteso dell'inverno: il Carlevè 'd Mondvì. Dopo le prime uscite ufficiali, il Moro, la Bèla e tutta la Corte hanno riscaldato le ugole, pronti dunque al ricco programma del maestoso evento monregalese. Molto convincente l'esordio: nella giornata di ieri, domenica 28 gennaio, grande accoglienza per i figuranti sia sulle piste di Artesina, sia all'interno della Galleria Shopping Retail Center di Mondovicino. Un doppio evento promozionale che ha riscosso grande attenzione da parte del pubblico e, in particolare, da parte dei bambini, da sempre primi attori del carnevale. Vero e proprio preludio agli 'atti ufficiali' del Carlevè.

Il Carlevè unisce Mondovì e Avigliano Umbro: il Moro accoglie Chicchirichella

Chicchirichella e le maschere umbre della commedia dellarte

Comunicato n.3/2018

Il tradizionale gemellaggio carnascialesco porta nel monregalese le maschere umbre della commedia dell'arte

La Città di Mondovì ed il Comune di Avigliano Umbro si uniscono nel segno del Carlevè: il Moro incontra Chicchirichella. Il Monregalese accoglie in gemellaggio la storica maschera del Centro Italia, una tradizione decennale che continua e si rinnova: dopo aver ospitato nel 2017 il simbolo della tradizione carnascialesca orobica, l'eclettico 'Arlecchino', nel 2018 la Famija Monregaleisa riscopre e valorizza la più rinomata tra le maschere umbre della commedia dell'arte.

Nasotorto, Nasoacciaccato, Rosalinda e Chicchirichella, questi i nomi dei quattro personaggi nati ad Avigliano Umbro dai personaggi di una filastrocca locale del ‘500, sapientemente custodite dalle persone anziane e creativamente rielaborate da Oliviero Piacenti e Paola Contili. Ogni maschera ha una storia e una rigorosa scheda identitaria, un profilo psicologico, un corpo di popolare bellezza, abito singolare tradizionale, dialetto umbro e gusto peculiare umbro e ne combinano di tutti i colori, secondo i canoni della Commedia dell’Arte. Ognuna di esse rappresenta uno specifico archetipo: dall'eroe/imbroglione (Nasoacciaccato) al padre/orco (Nasotorto), sino alla principessa/seduttrice (Rosalinda) ed al vagabondo (Chicchirichella). Le maschere, nella loro esuberante semplicità, rappresentano l’Umbria, essendo legati a ciascuno di loro, i modi di dire, la buona cucina, gli abiti, il temperamento di una terra, dove l’umiltà della gente è pari alla bellezza del paesaggio. 

Il “padre” è Oliviero Piacenti, fotografo, autore, regista, attore, videomaker, grafico ed esperto in comunicazione recentemente scomparso, che ha avuto l’idea. La “madre” è Paola Contili, pittrice, poetessa, scrittrice, grafica, costumista, videomaker e donna di teatro, in una parola “Creativa”, compagna artistica di Oliviero Piacenti, direttore artistico del 'Laboratorio del Paesaggio', che le ha disegnate e realizzato i costumi. Ad Avigliano Umbro, nel 2015, si è voluto riproporre un Carnevale legato al periodo della Commedia dell’Arte con una serie di iniziative volte a far emergere quella rappresentazione e facendo nascere in quel contesto quattro maschere: Nasotorto, Nasoacciaccato, Chicchirichella e Rosalinda alla maniera della Commedia dell’Arte alle quali sono state accostate le forme d’arte di quel periodo storico, di quel fenomeno tutto italiano poi divenuto di riferimento culturale in gran parte dell’Europa.

Piemonte ed Umbria unite da un gemellaggio carnascialesco con profonde radici nella tradizione culinaria italiana: se la risola rappresenta il 'dolce' simbolo del Carlevè 'd Mondvì, le maschere umbre sono legate al cibo, che naturalmente è a sua volta legato al territorio dove queste vivono e agiscono. Rosalinda è infatti ghiotta di 'nociata' una specie di torrone che troviamo a Massa Martana, tutti mangiano il maiale e Nasotorto è appassionato del 'cigotto di Grutti', Nasacciaccato ama i 'manfricoli' conditi con pecorino e salsicce, mentre Chicchirichela non disdegna un bel piatto di 'fave cottore' cucinate con una croccante “barbazza” (guanciale di maiale). Ma anche le ciriole e i pampepati, la bruschetta e la panzanella o alla domenica le tagliatelle al ragù contadino seguite da un bel pollo allo spiedo. Il vino va bene tutto, ma un buon Sagrantino di Montefalco o un biondo Grechetto di Todi fanno sicuramente la differenza. Buongustai che per necessità  fanno un pasto frugale, ma a volte anche da “grand gourmet”.

«Per la prima volta - dichiara Enrico Natta, presidente della Famija Monregaleisa - al Carlevè 'd Mondvì arriva la tradizione carnascialesca di un piccolo Comune del Centro Italia. Siamo particolarmente orgogliosi di proporre questo gemellaggio per il ricco bagaglio culturale che accomuna il Moro a Chicchirichella. Storie che devono essere tramandate nel tempo non solo per onorare la nostra tradizione ma anche per rendere più 'leggera' la quotidianità: il Carlevè fa sognare, ci trasporta in una dimensione esterna alla vita reale, consentendoci di affrontare con il sorriso eventi che a volte hanno risvolti drammatici. Il mio riferimento va al terremoto che ha duramente colpito l'Umbria e che lo scorso anno è stato soggetto di aiuti umanitari dal nostro territorio. Evviva il Carlevè, grazie ad Avigliano Umbro».

Saranno due gli appuntamenti che vedranno impegnato Chicchirichella nel Monregalese, a partire dalla conferenza di presentazione ufficiale del Carlevè 'd Mondvì che avrà luogo sabato 20 gennaio 2018, alle ore 11, presso la Sala del Consiglio Comunale del Municipio di Mondovì (Corso Statuto, 15).

CHICCHIRICHELLA

Chicchirichella nasce nel rione Castelluzzo in Avigliano Umbro. Porta sempre a tracolla sulle spalle il suo strumento, il liuto, dal quale mai si separa. Canterino, canta solo di mattina perché la sera è già ubriaco. Porta infilata nel proprio cappello una piuma d'oca che gli serve per scrivere di getto le sue canzoni. Furbo.Vivace.Intelligente e sveglio. Capace ma svogliato. Spiritoso, scherzoso, stravagante. Vive di espedienti e della sua musica. Il padre viene da Narni, la madre da Montecastrilli, i nonni da parte del padre da Taizzano e Orte, da parte di madre da Amelia e Farnetta.

La filastrocca

«Chi è morto? Nasotorto. E chi l’ha sotterrato? Nasoacciaccato. E chi ha suonato la campanella? Quel birbone di Chicchirichella. E chi è la più bramata e mai convinta? La figlia della Florinda. E chi è, chi è? La bella Rosalinda…» «...Chicchirichella  c’avea una mula tutti li giorni la portava a pastura e col basto e co’ la sella viva  la mula di Chicchirichella!...».

Il sincopato

«Nun te mette a fa le picchionesse, sta cosa nun me sconfinfera!»

La strada è la sua dimensione, la musica la sua espressione, la vita libera la sua condizione. Creativo, vivace, intelligente, spiritoso e stravagante vive a stento della sua musica che scrive utilizzando la piuma d'oca che porta nel cappello e che suona col suo liuto, oggetto dal quale mai si separa e che, come la coperta di Linus, lo conforta e rassicura. La sua personalità si può riassumere nella famosa frase «è intelligente ma non si applica»: istrionico e infantile vive una dimensione bohemienne dove ci si nutre di libere emozioni e si rifiuta ogni tipo di regola e condizionamento. Campa di espedienti, spesso si incontra all'osteria del Cicchio col compare di merende Nasoacciaccato. La sera è quasi sempre ubriaco, vizio questo che copre la coscienza dei suoi limiti e non gli consente di progredire nel rapporto con Rosalinda della quale è anche lui innamorato.

ARCHETIPO DEL VAGABONDO: L'errante è chi va alla deriva, privo di ogni altra influenza se non rispondendo solo ai suoi istinti e alle forze vitali interiori evitando ogni tipo di impegno. È l'espressione del modello Peter Pan che rifiuta di diventare adulto e finisce col restare sempre infantile, anche nella vecchiaia. Piuttosto che diventare Uomo e quindi prendere coscienza delle responsabilità e dei limiti della condizione umana, il vagabondo perpetua il mito dell'onnipotenza, della somiglianza al dio; vive nel qui e ora sacrificando spesso l'evoluzione di sé, qualsiasi forma di progettualità della vita e la possibilità di costruire rapporti affettivi stabili.

L’IDIOMA

Le quattro Maschere Umbre alla maniera della Commedia dell’Arte parlano un dialetto che è un insieme di lingue che vanno dall’Alta Valle del Tevere alla Conca Ternana e che è frutto di una accurata ricerca nell’area dove sono collocate geograficamente per nascita e parentele. Non esistono dizionari ne punti di riferimento consolidati, se non la memoria e l'uso quotidiano dei "parlanti" per questo “dialetto”. La principale ricchezza di una lingua sono i modi di dire (accezione qui usata genericamente, comprensiva anche di locuzioni, frasi idiomatiche, massime, sentenze, proverbi, motti), che possono riprendere parole simili (a volte uguali) alla lingua italiana, molte parole sono scomparse e sono sconosciute ai più; tanti modi di dire che esprimevano la saggezza popolare, condensata in brevi frasi, non si utilizzano più e sono anch’essi sconosciuti; si è indebolita la trasmissione naturale di saperi e di saggezza tra le diverse generazioni e il dialetto evolvendosi, si è “impoverito”. Ma con una accurata ricerca, soprattutto confrontandosi con le persone più anziane, le “Maschere Umbre” hanno recuperato moltissimo di questo modo di parlare. Per sua natura, un lavoro del genere non può essere completo; è come scavare in una miniera inesauribile. Vanno apportate correzioni, aggiornamenti e integrazioni, in un lavoro di ricerca che non trova fine.

 

Grande partecipazione alla prima riunione organizzativa del Carlevè

Carnevale riunione

Comunicato n.2/2018

Carlevè 'd Mondvì, dal 28 gennaio al 18 febbraio 2018

Grande partecipazione alla prima riunione organizzativa del Carlevè

Natta: “Le sfilate saranno grandiose, in piena garanzia delle norme di sicurezza”

 

Il Carlevè 'd Mondvì è partito: a tre mesi dall'evento, la 'Famija Monregaleisa' ha ufficialmente acceso i motori per l'edizione 2018 del carnevale più importante della Granda. Il sodalizio guidato dal presidente Enrico Natta, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Mondovì, ha infatti incontrato nella serata di ieri, martedì 7 novembre, una nutrita assemblea di rappresentant di carri e gruppi mascherati alla quale ha esposto le ultme novità, garantendo in primis il mantenimento della quota d'iscrizione e dei premi già in vigore nelle passate edizioni.


«Siamo molto soddisfatti - dichiara Enrico Nata, presidente della Famija Monregaleisa - per la grande partecipazione. Molta attenzione e tanto interesse in sala da parte di un'assemblea che ha palesato il grande coinvolgimento che tutto il territorio ha nei confront della nostra manifestazione. Potremmo anche raggiungere un numero di sfilant superiori alle attese: sarebbe per noi una prima importante vittoria per proseguire con rinnovata motivazione, nel pieno rispetto della tradizione. Dovremo stare attenti a tante piccole voci di spesa, ma garantiamo sin d'ora i premi e le quote d'iscrizione delle passate edizioni. L'unica variazione sul percorso sarà il posizionamento del palco (sito in piazzeta Levi, ndr) al fine di ottemperare le norme di sicurezza dettate dalla Legge Morcone: le sfilate saranno grandiose ed in pieno rispetto di “safety” e “security” di sfilanti e spettatori».


Ricordiamo che le iscrizioni per i carri sono aperte sino al 30 novembre 2017 e per i gruppi mascherati sino al 31 dicembre 2017. Per richiedere ulteriori informazioni è possibile contatare diretamente la segreteria della Famija Monregaleisa:

- tel. 334.3448647 – 334.344-8646
- Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..