Carnevale_Sito_Sfilate_1200x336.jpg

Il Moro e la sua Corte sono pronti: sabato la cerimonia di consegna delle chiavi della Città

 

Dopo Prato Nevoso, Artesina e Mondovicino, Mondovì accoglie il grandioso Carlevè
“Il nostro non è ‘solo’ un Carlevè, è molto di più: è un'intera Città che
mette in mostra le sue bellezze rivestite dai colori del carnevale”

    Il Carlevè ‘d Mondvì entra nel vivo. Dopo un primo fine settimana all’insegna dell’allegria, trascorso tra le piste innevate del comprensorio sciistico del Mondolè (Prato Nevoso e Artesina) e lo Shopping Center & Retail Park di Mondovicino, il Moro e la sua Corte sono pronti: sabato 23 febbraio, alle ore 17.30, il sindaco di Mondovì, Paolo Adriano, consegnerà le chiavi della Città al Re Saraceno più rinomato del Monregalese. Con un’inedita cerimonia all’interno della Sala Consigliare del Municipio (Corso Statuto, 15), alla presenza delle maschere storiche degli altri carnevali in arrivo da tutto il Piemonte e non solo, Sua Maestà alzerà al cielo il prezioso cimelio ed annuncerà alcuni provvedimenti studiati ad hoc: le leggi “Ad Morum”. Il nuovo corso di Guido Bessone si aprirà dunque con una curiosa e scherzosa novità, svelata alla Città solo durante la cerimonia di consegna.

Il gemellaggio 2019 - Landzette

...

Il carnevale unisce Mondovì e la Valle d’Aosta: il Moro e la sua Corte gemellati con le Landzette

Domenica 20 gennaio, a Savona, l’incontro ufficiale tra le due maschere

A quaranta giorni dalla prima sfilata del Carlevè ‘d Mondvì, in programma domenica 24 febbraio, la macchina organizzativa scalda già i motori: il Moro e la sua Corte scalpitano, l’edizione 2019 del carnevale monregalese è alle porte. La prima uscita ufficiale di sua Maestà, il saraceno più rinomato del Monte Regale, interpretato per la prima volta da Guido Bessone, è già in calendario: domenica 20 gennaio le maschere del carlevè monregalese entreranno ufficialmente in scena in Liguria, precisamente a Savona. Nell’occasione, il Moro sancirà il gemellaggio ufficiale dell’edizione 2019 con le Landzette, in arrivo sulla riviera ligure direttamente dalla Valle del Gran San Bernardo, sferzata da gelidi venti e per questo soprannominata “Coumba Freida”.

Tuttavia, il freddo e il gelo sono attenuati in gennaio e febbraio proprio dal calore e dalla passione con la quale gli abitanti si dedicano all’organizzazione del carnevale più curioso della Valle d’Aosta. I costumi tipici di questo spettacolo risalgono al maggio del 1800: la tradizione lega infatti la nascita del carnevale al passaggio di Napoleone attraverso il Colle del Gran San Bernardo durante la campagna d’Italia. I costumi sarebbero dunque la trasposizione allegorica delle uniformi dei soldati francesi. Ritroviamo inoltre l’orso che rappresenta l’avvicendarsi della primavera; le code dei muli, che rappresentano i venti e servono per allontanare le correnti d’aria nefaste; gli specchi sui costumi, che devono scacciare gli spiriti maligni; il colore rosso, che simboleggia la forza e il vigore e che, anch’esso, ha il potere di esorcizzare i malefici e le disgrazie.
Durante il corteo, le maschere visitano le famiglie; entrano nelle case, ballano nelle strade e nelle piazze, mangiano e bevono ciò che viene loro offerto.

 

Ed è proprio per ricordare questa secolare tradizione che il Carnevale di Mondovì si unisce in gemellaggio con la vicina Valle d’Aosta, il Moro incontrerà le Landzette: dopo l’incontro con Chicchirichella, maschera umbra gemellata con Mondovì per l’edizione 2018, ecco che per la prima volta Piemonte e la vallata della Dora Baltea saranno unite in gemellaggio ufficiale nei lieti giorni del Carlevè.

«Siamo pronti, si parte! - afferma Enrico Natta, presidente della Famija Monregaleisa - La vicinanza con la maschera gemellata dell’edizione 2019 ci ha fatto rompere gli indugi: abbiamo deciso di comunicare in via ufficiale l’avvio del nostro viaggio proprio per iniziare a far crescere l’attenzione sulla nostra manifestazione con largo anticipo. Ringraziamo Edy Betemps, interprete della maschera valdostana, per la disponibilità dimostrata nell’organizzazione del gemellaggio. Grazie a Guido Bessone che si appresta a vestire i panni del Moro sulle orme del padre Fino, accompagnato dalla meravigliosa Corte che, grazie alla musica dei menestrelli, farà cantare e ballare migliaia di persone sulle note del nostro magico evento. Viva il Carlevè ‘d Mondvì!»

LA LANDZETTA

La Landzetta è un insieme di tessuti e decorazioni con con oggetti che ripercorrono proprio la vita naturale di due vallate, il Gran San Bernardo e la Valpelline, che vissero grandi disagi e danni al passaggio delle truppe Napoleoniche. Tante le caratteristiche dell’abito, dal il cappello a forma di Ghiaccia, color bianco e tre specchi per lato per identificare le torri di controllo e comunicare al posto del telefono, riprende la stoffa del costume e stesso colore con nastri colorati lisci negli anni ‘60 e arricciati al giorno d'oggi che segnala l'ingresso di nuove leve in paese; un copricapo da rovinare troppo la capellatura fatto in raso; in faccia negli anni ‘60 una maschera di legno, poi anni ‘90 maschere e oggi anche senza per poter descrivere al turista ciò che sta vedendo e per problemi di sicurezza; lcuni parti della vallata son guarniti di camicia bianca e/o gilet ricamato (Valpelline ha bavagliolo bianco) e il farfallino (papillon alla francese); una giacca a forma di frac che sui lati dietro presenta due specchi, delle torri laterali, uno specchio grande rettangolare che significa la città di Aosta e altri due sulla coda per i paesi della Bassa Valle d'Aosta; la giacca è ricamata di pailletes e perline con un significato e un motivo definito dal comitato organizzatore degli anni ‘90 e rivestita di velluto, di diverso colore per ogni Landzetta, un colore riferito alla natura: il rosso è dominio, sangue, potere; il bianco purezza, ecc. Pantaloni di velluto, stesso colore della giacca, ricamati pailletes e perline dalle ginocchia in sù per combattere le intemperie in particolare la neve; calzature da montagna o scure per passare nella neve; guanti bianchi o neri alle mani; campane, in media tre, attorno alla vita per scacciare gli spiriti dove la maschera passa; coda di cavallo alla mano per scacciare le cattive arie e portare aria nuova nelle case e nelle piazze.

La Landzetta è una maschera non riconosciuta in maniera ufficiale ma da un canonico dell’800, valorizzata nel tempo con i vari comitati presenti. Il costume è personale e i colori variano anche sulle persone, non per forza uno si porta stesso colore sempre come a differenza di qualche maschera italiana. La maschera viaggia in coppia di stesso colore e in maniera ordinata da militare, anche il tempo ha smarrito i ritmi originari, contornato da buona musica di fisarmonica e saxofono, contornata da altri personaggi come il diavolo, l'orso e il domatore, gli arlecchini, le damigelle, il portabandiera.

La maschera è presente in undici comuni valdostani e, ogni anno, accompagnata da oltre mille vestiti, riprende colore tra il 6 gennaio ed il martedì grasso, quando viene bruciato un pupazzo simbolo della serenità dell'agricoltura nell'anno solare. La Landzetta oltre al periodo di carnevale partecipa su invito a altri eventi, a esposizioni durante sagre di paese, ha un suo museo ad Allein, ha partecipato all'apertura della cerimonia delle olimpiadi di Torino 2006, Viareggio 2009, Venezia 2014 e altre occasioni, sfilate lungo mare, trasferte in Francia e in Belgio, cerimonie in alta quota nei rifugi alpini per valorizzare i sentieri di montagna.
Presente dalla partenza al centro di coordinamento delle maschere italiane dove è anche consigliere nel direttivo nazionale, presente al ‘carnaval de montagne’ svoltasi ad Aosta in più edizioni, al Fisafest di ferragosto. Presente come tesi e conferenze in vari paesi sul dibattito del carnevale e le sue maschere sia in Valle d'Aosta, Viareggio, Busca(Cuneo), Loano e Parma. L'ultima citazione dei paesi della maschera sono i luoghi che Edy Betemps, interprete e rappresentante della tradizione carnascialesca valdostana, ha avuto modo di visitare con il costume confezionato personalmente dalla madre.