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CARLO GIORGIO COMINO, IL MORO

 

Per il terzo anno consecutivo sarà il giovane Carlo Giorgio Comino, classe 1983, a vestire i panni del Moro, il principe saraceno che costituisce il personaggio principale attorno al quale ruotano le vicende carnevalesche.

Anche per Carlo questo è un po’ l’anno della consacrazione: «Ho dovuto raccogliere un’eredità importante – ci racconta – e non è stato facile. Quest’anno parto con una maggiore consapevolezza di “cosa sia” il Moro e quanto rilievo abbia questa figura per il Carlevé. La Corte ormai è diventata un gruppo consolidato e coeso, e parallelamente la mia figura ha acquisito una maggiore autorevolezza. Inizialmente non era facile, per il gruppo, concepire un Moro che non fosse... Domenico Tomatis, figura di grande rilievo, punto di riferimento per tanti. Possiamo dire di aver superato questa fase, e che ora il gruppo mi segue e mi riconosce pienamente».

Un Moro decisamente “maturato”, quindi?

«Un Moro che per l’edizione 2011 del Carlevé cercherà di abbandonare quei “freni” che negli scorsi anni lo hanno un po’ contraddistinto, derivanti dalla grande pressione che avvertivo e dalla consapevolezza di nuove responsabilità. Ora la tensione è calata, le dinamiche di gruppo si sono affinate in questi anni di reciproca conoscenza e collaborazione. Siamo tutti cresciuti».

A questo punto è possibile dire senza ombra di dubbio che la scelta di un Moro giovane, da parte del patron Garelli, si è rivelata vincente.

«A mio avviso sì, perché in questo modo la mia figura ha potuto consolidarsi nel corso del tempo. Contemporaneamente, si garantisce una continuità anche per il futuro».

Anche perché gli impegni di un Moro... sono veramente tanti!

«Assolutamente. Insieme alla Corte, per due mesi abbiamo un calendario ricco di appuntamenti che ci portano a dare veramente il massimo. Ma già il periodo che precede il Carnevale per noi è intenso: basti pensare ai dettagli dei costumi, curati nei minimi particolari. Per esempio, quest’anno avrò un nuovo turbante, che arriva direttamente... da Torino, mentre le caratteristiche scarpe a punta del Moro vengono appositamente confezionate a Milano. Sono particolari che richiedono cura, attenzione, tempo».

E anche al nostro Moro chiediamo che cosa rappresenta il Carlevé per l’intero contesto in cui si realizza.

«Ha un ruolo importantissimo nella società monregalese. Una tradizione antica e radicata, da non perdere. Sappiamo tutti che stiamo vivendo un periodo difficile dal punto di vista economico: il Carnevale ha superato un momento di “crisi” interna senza mai interrompersi; ora la crisi è globale, generale, ma – seppur con il dovuto occhio di riguardo ai bilanci – il Carlevé saprà resistere e continuerà a rivestire il suo ruolo cardine nelle manifestazioni monregalesi e di tutto il territorio».


 



 
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